La terra dei Kemper

Uno dei temi più scottanti dell’ultimo quinquennio è l’utilizzo delle apparecchiature digitali nei contesti dal vivo e in studio da parte dei chitarristi più o meno famosi di tutto il mondo.
Ogni giorno, in giro per il web, ci sono migliaia di post dove si discute animatamente di questa questione.
Solitamente le conversazioni sfociano in veri e propri litigi, questo perché la questione del suono è sempre stata molto cara al chitarrista e l’introduzione nel mercato di macchine innovative e poliedriche come Axe FX, Kemper e Multiamp ha scosso violentemente il mondo dell’amplificazione per chitarra e del suono in generale.

Ma entriamo nel dettaglio: quali sono le macchine messe sempre al centro delle discussioni?
L’Axe FX, prodotto dalla famosa casa produttrice Fractal Audio, è una macchina pre digitale che racchiude in se un’enorme vastità di suoni, effetti e possibilità. In questo processore puoi curare tutta la catena del tuo suono; infatti, sono presenti numerose simulazioni di pedalini, riproduzioni più o meno fedeli dei timbri di svariati amplificatori e persino degli impulsi di cabinet con svariate opzioni di microfonazione.
Parente in piccolo dell’Axe FX è il Multiamp, prodotto dalla italiana DV Mark.
Poi abbiamo il famoso “tostapane”: il Kemper che, a differenza dei suoi colleghi, sfrutta una tecnologia uscita da poco che prende il nome di Profiling.

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Cosa è il profiling?
Fondamentalmente è una procedura che porta il Kemper a “salvare” il tono di un determinato amplificatore riproducendone fedelmente il suono.
In sostanza, se hai una SLO, il Kemper può profilare il suo suono e riprodurlo più o meno fedelmente… e tu non hai più bisogno di portarti dietro l’ampli.

Solitamente la discussione sui vari social network si sposta su due grandi argomenti: uno è la credibilità del suono in termini uditivi, di tatto e di feeling; l’altro invece è quello etico.
Da ex utilizzatore di sistemi digitali, ho sempre avuto ben chiare le idee riguardo il primo argomento: tra un amplificatore campionato ed uno vero non ci sarà mai storia, ma neanche battaglia.
E’ una cosa che mi è sempre girata nella testa e, devo essere sincero, ho impiegato anche un po’ di tempo a digerire. Sono stato anche io invogliato dalla comodità e dalla praticità ma, dopo qualche esperienza dove ho avuto modo di fare un confronto diretto, mi sono chiarito le idee in maniera definitiva.
Per come la vedo io ampli digitali e analogici fanno parte di due mondi distanti, sono due macchine totalmente diverse, pensate per esigenze diverse e che NON VOGLIONO sostituirsi a vicenda! Anche volendo, poi, non potrebbero farlo perché ovviamente un ampli digitale non suonerà mai come un buon ampli a valvole, mentre il secondo non avrà la flessibilità degli ampli digitali.
Questa è una cosa che spesso non viene recepita e a mio modo di vedere risolverebbe già il buon 80% delle discussioni sulla rete. Mi spiego meglio:

Tutti questi apparecchi, ad oggi, non sono neanche lontanamente veri sotto le mani del musicista!
Non c’è proprio paragone e tutti i musicisti che hanno provato un ampli vero sanno di cosa sto parlando. Non possono essere definiti, secondo me, amplificatori ma Tool, attrezzi. Possono essere utilissimi per una registrazione volante o per fare le prove senza portarsi tutto dietro; possono essere utili per chi fa cento date l’anno in locali piccoli o ha venti band e ha bisogno di migliaia di suoni (ma sono molto scettico sull’esistenza effettiva, nel 2016, di queste casistiche), ma, secondo me, non sono assolutamente adatte a chi invece cerca un suono personale ed un mezzo per amplificare la propria “voce”, quella nelle dita.
Dobbiamo renderci conto che, quando parliamo di questi oggetti, stiamo parlando di un compromesso.
Ognuno adotterà il compromesso che ritiene più opportuno per suonare la propria musica… poi magari qualcuno deciderà di non volere compromessi, di avere un ampli vero sotto le dita e, per come la vedo io, suonerà molto meglio; ma questi sono punti di vista.
Discorso molto diverso, invece, è da fare per l’effettistica, campo nel quale ormai l’elitè è quasi totalmente digitale.

Passando invece al problema etico, mi sono fatto un’idea chiara in merito solo nell’ultimo anno di attività.
Sono veramente convinto che macchine come il Kemper possano essere eticamente una delle peggiori cose mai accadute all’industria della musica e al chitarrista medio nella storia del nostro glorioso strumento.
Con questo non voglio passare per un nostalgico della valvola o per un purista: non lo sono. Però ragioniamo per un secondo.
Facciamo un esempio che può toccarci da vicino:

Lavoriamo su un disco per due anni della nostra vita. Arrangiamo ogni singola parte, scriviamo i brani, troviamo i suoni, scegliamo le persone giuste e gli diamo la vita, investendo tempo, denaro e passione.
Il nostro disco va forte e noi facciamo un sacco di soldi perché alla gente piace. Ad un certo punto, però, una band decide di registrare lo stesso disco in maniera un po’ più approssimativa, senza la cura maniacale che ci abbiamo messo noi.
Realizzano un lavoro che è molto simile al nostro e che, confrontato con il nostro, è credibile.
Poi lo distribuiscono negli stores a dieci euro meno del nostro.
Dovendo finire il disco nelle cuffiette mp3 da dodici euro e novanta, il compratore medio difficilmente riuscirà a distinguere il nostro disco di qualità da quel disco “tutto sommato molto fedele”, e, in breve tempo, tu smetterai di vendere perché non sei conveniente.

A te, amico che stai leggendo, non farebbe girare le palle una cosa del genere?

Bene, ora pensa di essere Jim Marshall, Reinhold Bogner, Michael Soldano, Randall Smith o Pierangelo Mezzabarba, per citare un guru del suono made in Italy.
Nel giro di qualche anno queste persone si sono viste derubate del loro suono, del suono che hanno impiegato mesi, anni per trovare. Il suono sul quale hanno investito tempo, denaro, soldi, speranze e che in alcuni casi ha veramente cambiato il mondo della chitarra elettrica.
In poco tempo, è arrivata una macchina che ha detto a migliaia di ragazzi di tutto il mondo:

Non ti serve comprare l’amplificatore, ci sono io.

E in quel momento tutti i Marshall, Bogner, Mesa Boogie e Hiwatt del caso hanno cessato di avere un’utilità nella testa di tantissimi chitarristi perché il Kemper “li ha tutti”.
Ovviamente, i suoni del Kemper non sono lontanamente vicini a quelli di un ampli vero sotto le mani e questo porta il chitarrista a suonare in modo diverso, ma il problema ancora più grave è che alla fine della fiera il chitarrista non sente neanche più il bisogno di provare, sperimentare e crescere perché ha già tutto pronto, servito su un piatto d’argento accattivante e pieno di led.

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A differenza di macchine come Line 6 Helix, Multiamp o Fractal Audio che ti vendono dei “suoni tipo” (mi vengono in mente le simulazioni treadplate, british rock e cose simili), il Kemper ti vuole dire che ha dentro i suoni di tutti gli ampli del mondo: non suoni “tipo” quelli, PROPRIO QUELLI!
In sostanza, si vende utilizzando il lavoro di qualcun altro, basandosi sul successo di grandi costruttori di ampli che hanno fatto la storia per invogliare, tramite un’ottima rete di endorsers, a sostituire l’ampli vero a quello profilato perché tanto sono uguali.
Tutto questo non vi sembra terribilmente non-etico?

A me sì.

Ovviamente, questo è solo un pensiero di un chitarrista che, alla fine dei conti, ha deciso di fare qualche sacrificio in più e di uscire con il proprio suono a costo di farsi più viaggi per scaricare dalla macchina al palco. Ognuno poi suona e si esprime con i mezzi che ritiene più opportuni, ma fare finta di niente davanti ad una cosa del genere non credo sia possibile.
Non dico che questa macchina non sai un tool utile; in verità lo è per tutta una serie di persone ma a quel punto sceglierei sempre un ampli dichiaratamente digitale, un ampli che non ha paura di mostrarsi per quello che è: un compromesso.

Se questa tendenza continua, i produttori di amplificatori venderanno sempre meno fino a diventare un fenomeno di nicchia e a quel punto non ci sarà più alcuna ricerca, non ci sarà più alcuna sperimentazione… solo profili.
I ragazzi non vorranno più cercare il loro suono perché avranno a disposizione il profilo di Endorser X o Artist Y ed una tendenza importante e formativa come quella della crescita e dello sviluppo del proprio tono sarà probabilmente sacrificata sull’altare della praticità e della leggerezza.

Spaventoso, vero?

Dunque, Mattè, ma quindi come la vedi?
Grazie per avermelo chiesto.
BEN VENGA chi utilizza i processori digitali cosciente di utilizzare un compromesso. Vuoi per mancanza di spazio, per impossibilità a trasportare ampli veri (come nel caso di concerti all’estero) o in ambiti home-studio dove non si ha la possibilità di microfonare ampli veri.
Ma si deve sempre essere coscienti che per sviluppare un suono personale bisogna possedere un ampli che risponda al tuo tocco e riproduca a livello sonoro esattamente quello che hai in testa.
Quindi, per chi cerca un suono personale, per chi pensa di salire sul palco e portare se stesso e non una serie di profili, il mio consiglio sarebbe quello di chiudere il Kemper nel garage, buttare le chiavi e accendere un amplificatore, proprio come fanno ed hanno fatto tutti quei chitarristi che sono entrati nella storia del nostro strumento… e forse un motivo ci sarà pure🙂

Amen!

Matt

APM Open Day 2016!

E’ finita l’estate! (cit.)
Si riparte con un nuovo anno accademico ad Accademia Professione Musica!

Come l’anno scorso, prendo parte al corpo docenti di questa bellissima realtà come insegnante di #ChitarraElettrica!

Quest’anno abbiamo deciso di fare le cose in grande e come tutti sanno “Chi bene inizia è a metà dell’opera”, quindi noi abbiamo deciso di iniziare l’anno con una giornata dedicata alla musica ed ai nostri ragazzi!

Partiremo dalle 11:00 di mattina e tireremo avanti fino alle 20:00 di sera, presso i nostri Stand potranno essere prenotate lezioni di prova, provati gli strumenti, sarà possibile attrezzare delle piccole jam session e scambiare due chiacchiere con tutti i nostri docenti e con il nostro direttore artistico!
Ma non è finita qui: alcuni dei migliori allievi, a partire dalle 18:00, si esibiranno insieme agli insegnanti per un concerto dal vivo!

Se volete sapere di più riguardo la nostra offerta formativa, prendere informazioni per dei corsi (tutti quelli in elenco!) o semplicemente passare una giornata divertente tra tante belle persone e tanta bella musica, vi aspettiamo SABATO 3 SETTEMBRE a partire dalle 11:00 presso il Centro Commerciale L’Arca di Spoltore!

Io ci sarò!
Vi aspettiamo!

OPENDAYcorretto

OMNIA 4tet – Matt

E’ online un secondo video registrato live al Touchclay Studio insieme ad OMNIA 4tet, un quaretto di musica strumentale “non convenzionale” di cui sono chitarrista.
Il brano è stato scritto dal mio grande amico Carmine Cubellis, tastierista straordinario e compositore dal grande gusto e talento!
Spero possa piacervi!

Lo trovate cliccando sul link in fondo a questa news!

Buona visione e buon ascolto!
Matt

O M N I A 4tet – Matt

Grazie!

Valanghe di “mi piace” e tante condivisioni per il video del mio primo brano strumentale

 A N N A’S    L U L L A B Y.

Che dire? Sono letteralmente senza parole!
Grazie a tutti coloro che in questi giorni hanno condiviso il video e si sono emozionati come me ascoltando la mia musica.
Sapere di aver trasmesso, anche in piccola parte, qualcosa a tutti voi, mi ha davvero emozionato.
Spero che questo sia solo l’inizio, intanto mi sentivo dopo qualche giorno di ringraziarvi con un post sperando che arrivi a tutti gli amici e non che mi stanno aiutando, in questi giorni, a far arrivare il video in più bacheche possibili!

GRAZIE!

Matt